Questo metodo coinvolge l’uso di un’erba medicinale, l’artemisia vulgaris. La lanugine essiccata di quest’erba viene bruciata vicino ad alcuni specifici agopunti.

    La Moxibustione è essenziale per il trattamento di condizioni ipotoniche causate da raffreddamento e dalla mancanza d’energia apportando a risultati molto validi. Efficace per stimolare il sistema immunitario, promuove la circolazione ed incrementare l’energia vitale direttamente nei meridiani e nei percorsi neurologici del corpo liberandolo dal dolore, quindi ha un potente effetto antalgico; nota l’efficacia di questo metodo per l’artrosi e le malattie reumatiche.

    In molti casi l’esperienza è piacevole perché induce ad uno stato profondo di calma e rilassatezza nel paziente. Il modo cinese o Kampo è il termine usato dai giapponesi per il pensiero cinese riferito all’energetica umana ed al trattamento delle sue alterazioni. Vi


sono due grandi suddivisioni nel Kampo, una derivata dalla zona del Fiume Giallo nel nord della Cina e l’altra da quella di un altro fiume, lo Yangze, a sud. Dalla prima zona, piuttosto arida, con presenza di muschio ed erbe vengono le pratiche come agopuntura, Moxibustione, massaggio su persone vestite come l’anma. Dalla seconda, fertile e ricca di vegetazione, viene invece la tradizione erboristica. Le due correnti vennero integrate durante il periodo Han.

    La parola Moxa (pronunciata mogusa) è giapponese, non cinese, e significa erba per bruciare. Secondo un’interpretazione autentica, riconducibile probabilmente al maestro Yuji Yahiro, il vero significato tratto dall'ideogramma giapponese è “fuoco costante”, ma può essere tradotto anche “fuoco prezioso”, “rispetto per il fuoco”.

    Si usa l’artemisia volgare che, erba comunissima anche da noi, ha la proprietà  di bruciare a velocità  costante, consentendo il controllo della combustione. In Oriente viene raccolta e stagionata per l’utilizzo sul corpo e venduta in qualità  più o meno pregiate, mentre in Occidente ha un utilizzo esclusivamente erboristico.

    Ci sono due importanti rami derivanti dalla tradizione cinese sulla Moxa. Uno trae origine da Bian Que, famoso medico-filosofo di 2500 anni fa, ritenuto il primo codificatore del corpus energeticum cinese. Il secondo ramo trae invece da Huang Di, ovvero il mitico Imperatore Giallo. In oriente, nelle scuole si studiano agopuntura e moxa contemporaneamente e ciò per un motivo: i punti ed il tracciato dei meridiani sono gli stessi per ambedue le pratiche; fa eccezione il Giappone, dove esistono anche scuole esclusivamente di Moxa.

    Per quanto sia presumibile una tradizione orale antecedente, si credeva che la prima documentazione sull’uso di punti specifici fosse quella con l’utilizzo degli aghi e risalisse al 90  finché, nel 1973, non vennero estratti dalla tomba di Ma Wang Tui documenti importanti, fra i quali anche dei testi sul trattamento del corpo energetico risalenti al 168 che dicono: “La Moxibustione, cioè bruciare delle parti di piante sulla pelle, è raccomandata come l’unico stimolo atto ad influenzare gli undici meridiani”. Ne deriva che l’uso della Moxa precede quello degli aghi e ciò quando ancora i meridiani non erano dodici! Gli aghi incominciarono ad essere usati come coadiuvanti alla moxa non prima del terzo secolo d.C.

    Durante la dinastia Han dell’est (25 - 220) i coni di Moxa erano piuttosto grossi ed il numero di bruciature elevato. In seguito, durante le dinastie Tang (618 - 907) e Song (960 - 1279), il numero arrivò anche a cento coni sullo stesso punto. Si sviluppò inoltre la pratica della Moxa indiretta, che non tocca la pelle, molto diffusa durante i Tang e i Qin. In tempi moderni è molto popolare l’uso d’artemisia mescolata ad altre erbe per aumentarne l’effetto, compressa a forma di sigaro, dall’odore molto penetrante. I metodi taoisti per la longevità  raccomandano l’impiego di un notevole numero di coni su punti specifici. Uno consiste nel moxare ST36 (Zusanli) secondo una particolare proporzione d’età : 100 coni se il soggetto ha 30 anni, 200 coni se ne ha 40; a 80 anni il numero arriverebbe a 600 coni! Un altro metodo usa invece V.C.4 (Guanyuan), con 500 coni dopo i 60 anni. Si tratta di interventi annuali, che servono a rinforzare l’energia nutritiva dello stomaco, oltre a Triplice Riscaldatore e Hara. Questi numeri potrebbero sembrarci eccessivi, ma fino a non molti anni fa era pratica comune moxarsi regolarmente certi punti. Sugli anziani giapponesi si notano abbastanza spesso cicatrici profonde da Moxa, del tutto inaccettabili per la nostra mentalità, sui due Sanli del braccio e della gamba. In Occidente la Moxa non ha avuto la notorietà dell’agopuntura, i testi moderni hanno delle appendici ridotte a riguardo e solo da pochi anni, con le traduzioni complete dei classici, si può capire che la Moxa non è la sorellina minore dell’agopuntura.

    La tecnica di Moxibustione secondo il metodo di Bian Que, contrariamente a quella che usa coni grandi e lascia cicatrici poco estetiche, utilizza diversi coni sullo stesso punto ma non lascia praticamente traccia delle bruciature. A questa tecnica si sono rifatte le scuole di Moxa giapponesi, che usano coni di dimensione ridottissima. La sensazione della bruciatura, che con i coni grandi corrisponde ad un male francamente eccessivo, è invece minima e del tutto tollerabile con i “conetti”.

    Le differenze fra l’agopuntura e la Moxa, a parte gli strumenti utilizzati, sono il tempo richiesto per il trattamento e la presenza del moxatore: mentre il medico agopuntore moderno spesso mette gli aghi a dieci persone diverse passando dall’uno all’altro come se desse un farmaco ed è poi l’infermiera che passa a toglierli (una modalità  che avrebbe sconvolto qualsiasi agopuntore d’altri tempi), il moxatore deve essere presente per tutta la durata del trattamento e può occuparsi solo di una persona alla volta.

N.B.: in Italia, l’agopuntura è prerogativa del medico.

    L’intenzione della Moxa è di aggiungere energia nuova al corpo ma anche, nel caso, di chiudere punti o falle, dai quali il corpo perde energia. La Moxa si usa nei casi di debolezza o d’eccesso dell’energia, tonificando la sana e disperdendo quella alterata. Finchè esiste energia nel corpo essa può essere manipolata in vari modi, ma quando l’energia è scarsa e muoverla sarebbe sconsigliabile, si usa la Moxa per introdurre energia dall’esterno, usando i coni.

Il numero di coni per ogni punto dipende dalla condizione del polso e dell’addome, dai cambiamenti che avvengono durante il trattamento. La stimolazione con i coni per tonificare è debole, coni piccolissimi che si tolgono alla prima sensazione di calore, il cui numero varia dai 3 ai 7 coni. La Moxa viene spesso prescritta come autotrattamento quotidiano a casa propria, proseguito anche per settimane. Imparare l’uso della Moxa non è difficile. Estremamente difficile invece è la scelta dei punti ed il loro trattamento.

    La Moxa indiretta viene applicata di solito sui bambini e gli anziani. Si fonda sul principio di riscaldare una parte fredda e non è, per quanto utile, una tecnica che richieda un grande studio. Un po’ come l’applicazione di certi cerotti.

    La Moxa diretta, invece, richiede precisione, percezione ed una certa abilità  nel fare i coni. Più i coni sono piccoli e maggiore è l’effetto di tonificazione, perché non s’intende lavorare con il calore ma con l’energia. La grandezza massima dei coni è di un grano di riso. Misure maggiori impedirebbero al punto, già  debole, di utilizzare la stimolazione eccessiva che avrebbe un effetto di dispersione.

    La Moxa usata per l’uso sulla pelle è di colore giallo pallido, morbida, priva d’impurità, facilmente riducibile a forma di cono. Si appoggia direttamente sulla pelle, oppure interponendo una sottile fettina di zenzero, badando che la base sia aderente e si inizia la combustione toccando la punta del cono con un bastoncino d’incenso acceso.






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